In: L'angolo del Collezionista0

Inauguriamo l’angolo del collezionista con un’ articolata digressione sul ritenuto “rarissimo” elmo M17 Berndorfer A.U. detto anche familiarmente “Berny” (quello con la presa di respirazione superiore), da non confondere con l’ M18 Berndorfer (almeno in teoria altrettanto “raro”, se non di più), meglio noto come “Ungherese”, entrambi punzonati con il noto “orsetto”.

Posto qui di seguito alcune foto relative al K.u.K. n. 20 I.R. Reggimento di fanteria “Heinrich Prinz von Preußen”, reggimento all’84% formato da Polacchi, fotografato nel momento dell’attraversamento del medio-basso Piave la mattina del 15 giugno 1918 (foto 1-2-3-3bis-4-5). Nella foto sulla barca su 17 soldati provvisti di stahlhelm (elmo d’acciaio) ben 9 sono dotati di M17 “Berny” e solo 8 di M17-18 A.U. e uno di un M17 Tedesco ricondizionato con il soggolo “ges.gesch”.

Nella seconda immagine si vede un reparto sulla riva del Piave in attesa di attraversamento (notare la sola imbarcazione a disposizione.. ): su 40 soldati in attesa, almeno 25 indossano il “Berny” M17 Berndorfer ed uno quasi certamente il mitico “Paperino” (che fu prodotto in ben 18.600 esemplari). Non più di 15 soldati indossano lo stahlhelm di produzione tedesca (“ghes.ghesch”), l’ M17 di produzione A.U. o l’M18 “ungherese” della Krupp di Berndorf.

Sulla presunta rarità del “Berny” parlano non solo le immagini (foto 6-7-8-9) ma anche i numeri: l’Austria Ungheria produsse 1.066.132 elmi in acciaio che distribuì unitamente a 416.000 M17 di produzione tedesca (riadattati con l’adozione del soggolo con l’attacco “ghe.ghesch”), per un totale di 1.481.132 elmi distribuiti. E i Berndorfer ? La Arthur Krupp Fabbrick di Berndorf produsse e consegnò dal maggio 1917 al gennaio 1918 141.252 M17 “Berny” in spessori (da 1,12 mm a 1,42 mm) e fogge anche diverse tra loro, frutto dei differenti spessori e tipologie delle lastre d’acciaio via via utilizzate. Quindi il “Berny” rappresentò il 10% del totale, ma ben il 15% della produzione A.U. al netto di quella dell’ M18, distribuito largamente anche dopo il giugno del 1918 e fino a fine conflitto.

La Arthur Krupp di Berndorf (in ciò unica delle 10 fabbriche di stahlhleme presenti all’interno dell’Impero A.U.) si riconvertì poi nel gennaio del 1918 alla produzione dell’ M18 di avanzata concezione tedesca, caratterizzato dagli attacchi del soggolo agganciati direttamente sul cerchione interno in corrispondenza dei due rivetti laterali ribattuti internamente, elmo detto “l’ungherese”, che consegnò in 151.262 esemplari (oltre a 44.045 ancora presenti nei propri magazzini al momento dell’epilogo bellico).

i 44.045 confluirono con tutta probabilità nell’esercito della nuova Austria e poi in quello Tedesco dopo l’annessione di quest’ultima al Reich e sostituito poi dal modello 33 tedesco, adottato massicciamente dagli eserciti del Terzo Reich. Finirono con tutta probabilità in fonderia per dare vita al nuovo modello ‘33.

Riassumendo l’Austria Ungheria produsse dal maggio 1917 nel primo conflitto Mondiale 1.066.132 elmi d’acciaio. Di questi 773.618 furono prodotti nelle restanti nove fabbriche dell’impero (Bohler, Manfred Weiss,  Alfred Westen Chili che ne produsse oltre 300.000 ! , BGB Brunner, Scholtz, ecc.) e oltre 310.000 dalla Krupp di Berndorf, come abbiamo visto egualmente ripartiti tra M17 “Berny” e M18 “Ungherese”. Quindi,  noto che Manfred Weiss e Scholtz ne produssero molti, ma molti meno, per assurdo dovrebbe essere molto più ricercato, raro e caro un M17 Manfred Weiss o un M17 Scholtz, piuttosto che un Berndorfer “Berny” M17.

Parimente un M18 “Ungherese” non dovrebbe avere una valutazione inferiore all’ M17 “Berndorfer”, e nella realtà sappiamo tutti che è ben meno difficile reperire un “Berny”, piuttosto che un M18 “Ungherese”, uno Scholtz o un Manfred Weiss,  quasi “introvabili” in condizioni perfette.

Perchè quindi l’ M17 Berndorfer “Berny” è ritenuto (secondo me a torto) così raro, contraddicendo l’evidenza dei numeri della produzione e la presenza in massa nelle foto antecedenti alla Battaglia del Solstizio ?

Forse piuttosto che “così raro” è considerato “molto ricercato” ? per la foggia ? per la minore qualità dell’acciaio e del conseguente peggiore stato di conservazione ?

Sarei curioso di sapere, e qui mi rivolgo agli amici recuperanti che in questi anni hanno operato lungo il corso del Basso e Medio Piave, se i ritrovamenti di M18 Berndorfer “Berny” lungo il Fiume Sacro alla Patria, specie nelle zone di sfondamento ed attraversamento, siano stati così frequenti (in base alle foto di larga disponibilità dovrebbe essere così), rispetto ai più frequenti stahlhelme M17 A.U. costruiti su licenza tedesca, ovvero M16-17 tedeschi ricondizionati “ges.gesch”.

In Altopiano sono stati ritrovati veramente pochissimi “Berny”, per lo più conservati dalla fine del conflitto da questo o quel contadino. Non saprei fornire notizie su ritrovamenti numerosi o meno sul Grappa.

Kraft Von Dellmensingen affermò che le truppe austrotedesche pagarono nelle due battaglie del Piave un contributo di oltre 400.000 perdite (contraddicendo non di poco la Relazione Ufficiale Austriaca che quantificava in non più di 200.000 le suddette perdite).

Ipotizzando che, come largamente confermato dalla documentazione fotografica di varie fonti (foto 9), sia al momento dello sfondamento di Caporetto che in occasione della Battaglia del Solstizio le truppe imperiali fossero largamente equipaggiate con l’M17 “Berndorfer”, può essere stata quindi la grande perdita di uomini nella suddetta battaglia la causa della minore reperibilità (rispetto all’ M17 A.U.) dell’ M17 “Berny” sul mercato ? Se così fosse teoricamente esso dovrebbe essere (relativamente) facilmente reperibile sul fronte del Piave nelle attività di recupero con o senza magnete.

Sappiamo invece che di 480.000 uomini in armi sulla linea del Piave il 24 ottobre del 1918, ben 400.000 rientrarono a marce forzate e compatti nelle rispettive Nazioni (Ungheresi, Croati, Boemi, Moravi, Slesiani, Polacchi, Cechi, Stiriani, Salisburghesi, ecc.) che li avevano richiesti negli ultimi giorni di guerra, a difendere i propri confini e quelli delle nascenti repubbliche; e ciò fin dal 24 ottobre 1918 (la prima fu l’Ungheria).

Se per i cecoslovacchi l’M18 “Ungherese” fu largamente riutilizzato dopo ricondizionamento, così non fu per Polacchi, Rumeni, che riutilizzarono inizialmente l’M17 costruito su licenza tedesca. L’M17 venne ceduto a molteplici stati anche extra europei, ed utilizzati per molti anni.

Che fine fecero gli M17 “Berndorfer” quindi ? finirono largamente in fondo al Piave o nelle fonderie polacche, rumene, ungheresi e polacche ??

Stiamo parlando di 150.000 elmetti circa, molti ma molti di più di quanti ne bastarono per equipaggiare l’intero esercito cecoslovacco nel dopoguerra, che peraltro adottò (a ragione) sia l’M17 “austrotedesco” (sia nel modello importato, che in quello prodotto su licenza tedesca) che l’M18 “ungherese” ritenuti più efficaci e robusti.

E ancora, perché l’M18 prodotto dalla Berndorfer Metallewarenfabrick Arthur Krupp A.G. di Berndorf venne chiamato “ungherese”, considerato che Berndorf si trova nella Bassa Austria a circa 100 km a sud ovest di Vienna ?? Gli esperti acclarano che questa attribuzione sia fuorviante e non trovi riscontro nel reale utilizzo/destinazione ai reparti.

Ma resta il dubbio, giacchè nulla accade per caso, che numerosi destinatari di questa produzione del 1918, che sostituì l’ M17 “Berny”, furono i reggimenti “Honved” Ungheresi, cioè quegli stessi reggimenti che ubbidendo all’ordine del Parlamento Ungherese del 24 ottobre, in largo numero abbandonarono le trincee e sin dal giorno 26 ottobre, voltarono le spalle al fronte e si misero in marcia, armi in pugno, a ranghi chiusi verso la madrepatria magiara.

Portarono con sè la dotazione individuale, l’M17 “Berny” e fors’anche quell’ M18 di Berndorfer che con una certa frequenza si ritrova ancora oggi “ricondizionato” nell’imbottitura, con cerchi marchiati “64” così come pure le patte dell’imbottitura. Lavoro di “manutenzione” fatto con tutta probabilità nell’immediato dopoguerra nelle fabbriche di Gladno e di Brunn, rispettivamente site in Boemia e Moravia, quando si trattò di fornire di elmetti sì “veterani”, ma riverniciati a nuovo di un bel verde “cecoslovacco” e rinnovati con un’imbottitura intonsa riproducente fedelmente quella originaria, i nuovi quadri di quell’esercito.

Che fine fecero i “Berny” …tutti in fonderia?  Se così fosse non se ne vedrebbero in giro, ed invece messi bene o messi male se ne vedono parecchi, un po’ in ogni collezione privata o museale, spesso a prezzi ingiustificati per le condizioni di conservazione del “padellone”. Le testimonianze fotografiche acclarano che la loro diffusione alla vigilia della Battaglia del Solstizio era capillare. In alcune foto superano il 50% degli effettivi. In quella del battaglione d’assalto (foto n. 6) schierato è non inferiore ad un 20/25% anche tra gli ufficiali.

Di M18 “ungheresi” invece se ne vedono veramente pochi, ma per fortuna, per quanto cari, costano anche molto meno.  Il problema è che non se ne trovano e qui il colpevole forse è stato l’esercito Ceko che ne fece incetta,  quello ungherese, ma anche quello austriaco, che nelle ultime settimane di guerra, forse guardando al futuro, non distribuì gli ultimi 44.045 ritrovati nei magazzini della Krupp di Berndorf a fine conflitto. O forse fu la Metallewarenfabrick Arthur Krupp A.G. di Berndorf che non li consegnò, nell’imminenza dello sfascio dell’ Impero per timore di non essere pagata ? interrogativi che rimangono. E’ noto invece che Metallewarenfabrick Arthur Krupp A.G. di Berndorf riprese la produzione di elmetti punzonati con l’ “orsetto” nell’immediato dopoguerra, ma produsse modelli più evoluti. L’ M17 “Berndorfer” e l’ M18 “Ungherese” erano ormai passati alla Storia ed agli interrogativi dei collezionisti.