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La cattura del Maggiore Generale Enrico Bolzano von Kronstadt

Il glorioso XXVII Battaglione d’Assalto del Maggiore Freguglia cattura il Maggiore Generale Enrico Bolzano von Kronstadt, Comandante in capo di tutti i Reggimenti d’Assalto del Montello

 

fon bolzano

 

 

Nei giorni seguenti la riconquista della Casa Bianca i superstiti del XXVII Battaglione d’Assalto continuarono a mantenere la loro presenza nella zona tra il Costone della Madonnetta - Sorgente del Forame, a nord-ovest della Chiesa di Giavera, e la Busa delle Rane, a nord-est della Chiesa di Bavaria, in un tratto di linea esteso per un chilometro circa.

 

 

La loro funzione era quella di “bonificare” la zona dalle infiltrazioni di avanguardie di truppe d’assalto avversarie.

Il loro modo di operare era caratterizzato dall’agire in piccoli nuclei servendosi prevalentemente di bombe a mano e pugnali in violenti corpo a corpo con i nemici visto che anche gli austro-ungarici non potevano disporre di sufficienti scorte di proiettili, data la difficoltà di rifornimenti da oltre Piave.

 

Il giorno 17 giugno lo slancio degli Arditi nell’uscire ad affrontare il nemico nella zona a nord della Chiesa di Bavaria permise la cattura del Maggiore Generale Enrico Bolzano von Kronstadt, compiuta dopo averlo ferito, malgrado la presenza della scorta, impegnata da nostra altra pattuglia.

 

fon bolzano 2La relazione ufficiale fu brevemente redatta secondo i rapporti avuti subito dai testimoni ed in particolare dal Tenente Marco Bergna di Como, Comandante la 1^ Compagnia, dopo la morte del Capitano Zaninelli, i cui Arditi operarono la cattura. Notizie che più dettagliatamente si possono così completare: il Tenente Bergna dichiarò di avere personalmente colpito il Generale con un colpo di moschetto e gli si può credere perché era un ottimo tiratore, accettando senz’altro che anche altri, contemporaneamente, lo abbiano colpito; che attorno al Generale fu visto movimento di austriaci, veloci a mettersi in fuga appena accortisi di essere sotto il fuoco degli Arditi; che verso costoro il Generale gridasse ripetutamente: “Zü hilfe!”, “Aiuto!”.

Il Maggiore Freguglia, Comandante del XXVII Battaglione d’Assalto, affermò altresì che il Generale fu catturato dalla coppia di Arditi Angelo Ferrazza di Roma ed Enrico Bonanno di Napoli.

 

Il grado e la carica del Generale Von Bolzano risultarono in seguito più elevate di quelle desunte dalla semplice lettura del piastrino di riconoscimento sulla persona del Generale, raccolto morente.

Il Generale dichiarò il proprio grado, dopo essere stato medicato dai portaferiti, mentre veniva trasportato al posto di medicazione del Battaglione, spirando però prima di raggiungerlo.

La salma del Generale venne sepolta nell’angolo nord-ovest del cimitero italiano “Guido Alessi” di Giavera. Prima era stata inumata, come permetteva il momento, di fianco alla Chiesa di Giavera dietro alla casa canonica. Il cadavere, si disse, resto lì per qualche tempo, con i piedi fuori della fossa.

 

La dismissione del cimitero militare di Giavera, che si trovava originariamente alla sinistra della casa canonica, fu fatta con poco metodo e cura cosicché molti caduti divennero ignoti ed anche i resti del Generale Von Bolzano sparirono.

Il Generale non verrà inserito nel Museo delle Targhe d’Oro perché il presupposto della morte di fronte al nemico non è provato del tutto in quanto, dopo approfondito esame del caso, gli atti ufficiali austriaci della Guerra 1914-18 non sono sufficienti per supporre la causa di morte diversa da quella della confusione mentale dello stesso, ritenendo deprecabile ed inutile la sua temerarietà nello spingersi verso le linee nemiche senza adeguata protezione.

 

Curiosa la notizia della morte del cameriere personale del Generale Von Bolzano.

Così scrive la nobildonna Maria Spada, che prima della battaglia aveva ospitato il Generale nella sua villa di Refrontolo: sabato 22 giugno era ritornata la Brigata del Generale, meno il povero Generale perito sul Montello. Anche il suo cameriere era morto. Gli portava quotidianamente fino al di là del Piave il pranzo attraversando il fiume su una barchetta. Il passaggio fu fatto bene per due giorni; il terzo giorno il cameriere partì triste dicendo che non sarebbe più ritornato. Quel giorno la barchetta fu colpita e si capovolse con il cameriere ed il pranzo.

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