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Il calvario di villa Berti

Il calvario di Villa Berti nella Battaglia di Nervesa

 

Villa Berti, già appartenuta a Gaetano Soderini, di antica e nobile famiglia fiorentina e del ramo trasferitosi a Venezia, acquistata e restaurata nel 1852 dal dott. Pietro Carlo Berti, fu il luogo dove si combatté buona parte della battaglia di Nervesa. Le opere del Tiepolo, del Canal, del Battaglioli, dello Zugno, del Buonarroti ed altri che raffiguravano i fasti della famiglia Soderini, vennero quasi tutti perduti. La stessa destino spettò anche ai pregevoli quadri del Tiziano, del Caravaggio, dei Palma, del Buonarotti, del Dal Santo e dello Zambellino con i quali i proprietari avevano adornato la Villa.

 

villa berti

 

I primi rilevanti danni furono prodotti già il 26 novembre 1917 dalle granate incendiarie sparate dalla sponda sinistra dall’artiglieria austro-ungarica che mandarono a fuoco la Villa ed il soffitto. L’Apoteosi della bandiera dei Soderini ed altri dipinti su legno andarono irrimediabilmente distrutti. In poco più di due ore quel miracolo d’arte era svanito in cenere.

 

villa berti 2

 

Durante la Battaglia del Solstizio, nel giugno 1918, la Villa, a lungo contesa tra i due eserciti, fu ridotta ad un rudere, rimanendo comunque un formidabile caposaldo, intorno al quale si consumarono per giorni i più accaniti attacchi e straordinari contrattacchi.

 

Nella relazione del Comando Supremo così sinteticamente si parla: “Nella regione del Montello la mattina del 15 giugno la Divisione austro-ungarica, sbarcata a Campagnole di Sopra, lanciava due folte ondate d’assalto, l’una verso ovest ad espugnare il caposaldo di Casa Serena, l’altra in direzione sud della zona di questa. Coperta da tali attacchi, un’altra colonna nemica percorreva rapidamente la strada lungo il fiume, spazzando il terreno dai nuclei che ancora lo difendevano e piombava su Nervesa dove prendeva collegamento con truppe passate di qua dal Piave tra Villa Jacur e Campagnole di Sotto. Tentò di allargare la propria occupazione lungo il fiume a Villa Berti per aprirsi lo sbocco del Ponte della Priula.

 

Le nostre truppe si opposero strenuamente al dilagare dell’avversario: la 48^ Divisione italiana resisté eroicamente tra il fiume e Villa Berti con il 111° Reggimento della Brigata Piacenza e S. Mauro col 270° Reggimento della Brigata Aquila”.

Nel dettaglio:

 

Sabato 15 giugno. Alle ore 21.15 la Compagnia Arditi del 111° Reggimento respinse il primo forte attacco alla Villa Berti.

 

Domenica 16 giugno. Con l’arrivo in linea del I° Battaglione del 111° Reggimento di Fanteria della Brigata Piacenza , un altro potente attacco assalto alle ore 5.00 venne anch’esso ricacciato dai fanti e dagli arditi della Brigata Piacenza, appoggiati dall’intervento della nostra artiglieria. Un successivo attacco alle ore 13.30, sempre dello stesso giorno, contro Villa Berti, nel cui parco continuavano ad essere asserragliati i nostri, venne respinto dalla fucileria e dal rapido intervento ancora una volta dell’artiglieria italiana.

 

Lunedì 17 giugno. All’alba reparti austro-ungarici tentarono due ulteriori forti attacchi consecutivi di assaggio contro la Villa, preceduti da cannoneggiamento; entrambi respinti, sia pure a prezzo di gravi perdite.

 

Martedì 18 giugno. Perdurava il maltempo. La piena del Piave impediva i rinforzi ed i rifornimenti così come non potevano essere avviati verso le retrovie i feriti ed i prigionieri. Malgrado ciò truppe fresche della 41^ Divisione Honved attaccarono con decisione alle 4.30 del mattino le posizioni tra Villa Berti e S. Andrea, precedute da bombardamento di estrema violenza. I resti del I° Battaglione del 111° Reggimento della Brigata Piacenza e della Compagnia Arditi, stremati da quattro giorni ininterrotti di strenua resistenza contro forze soverchianti , si opposero ancora con valore all’attacco, ma la loro difesa fu infranta ed essendo penetrati gli austro-ungarici nel caposaldo, dovettero abbandonarlo. Seguiranno furiosi corpo a corpo nella zona a sud della Villa contro i nostri reparti di riserva mandati in linea.

 

Mercoledì 19 giugno. I Comandi italiani decisero di sferrare un imponente contrattacco su tutta la linea del fronte del Montello, avendo avuto conferma della diminuita capacità combattiva del nemico. C’era troppo ottimismo, il Generale Pennella fu sentito dire: “Per questa sera avremo 20.000 prigionieri”. Nei fatti le cose non andarono come sperato, anche per la grave mancanza di coordinamento e disorientamento tra le forze operanti. Nell’abitato di Nervesa le mitragliatrici ed i cannoni della 41^ Divisione Honved riuscirono ad arrestare lo slancio dei Battaglioni della Brigata Piemonte, ma non la colonna del valoroso Colonnello Ruocco che riuscì a riconquistare Villa Berti ed a penetrare nel paese.

 

Giovedì 20 giugno. Gli austro-ungarici attaccarono con decisione ed il Gruppo del Colonnello Ruocco, all’estrema destra dello schieramento italiano nell’abitato di Nervesa non fu più in grado di resistere a forze soverchianti. Dopo aver resistito fin quasi a mezzogiorno, ultimate le cartucce e patito grandi perdite, fu costretto a ripiegare ulteriormente imbastendo una difesa per arrestare la potente avanzata degli austro-ungarici nella nostra trincea di partenza Rotonda Bidasio – Casa Breda. Una volta effettuato il ripiegamento i comandi chiesero ed ottennero il tiro di sbarramento a nord di detta trincea delle nostre artiglierie per ostacolarne l’avanzata.

Fortunatamente la difficile situazione complessiva degli attaccanti, con carenze di ogni tipo dopo sei giorni di battaglie, consapevoli delle difficoltà ancora da superare, li costrinse a rinunciare all’attacco a lungo progettato obbligandoli a ripiegare nelle notti a seguire oltre il Piave.

Così con gli aspri combattimenti del giorno 20 giugno, terminava il sogno austriaco sul Montello e si avvicinava ineluttabile il tramonto della Monarchia e del grande Impero d’Austria-Ungheria.

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